L’AIAS Potenza ETS ha intrapreso, nel corso dell’ultimo anno, un significativo percorso di innovazione educativa e riabilitativa, scegliendo di investire nell’allestimento di sale tipo Snoezelen all’interno dei propri centri semiresidenziali.
Riportiamo l'articolo apparso sulnumero di novembre 2025 della rivista COMUNICARE, house organ istituzionale della Fondazione e del Centro Benedetta D’Intino, che è uno spazio editoriale dedicato alla divulgazione clinica, educativa e culturale della Fondazione e del Centro Benedetta D’Intino. 
Gli articoli di COMUNICARE non hanno finalità promozionali o commerciali, ma mirano a raccontare il nostro lavoro quotidiano, le pratiche cliniche e l’impatto che queste hanno sui bambini e sulle loro famiglie.
Questo articolo è disponibile online sul sito https://fondazione.benedettadintino.it/comunicare/
Alcuni bambini, in particolare quelli con compromissioni comunicative complesse o con profili sensoriali atipici, possono manifestare significative difficoltà nel coinvolgimento spontaneo in attività di gioco, relazionali o esplorative.
Talvolta appaiono chiusi, disinteressati agli stimoli ambientali, faticano a cercare il contatto con l’adulto o a manifestare iniziative comunicative.
In questi casi, proporre compiti strutturati o sollecitazioni verbali può risultare inefficace; è preferibile adottare un approccio calibrato sulla loro modalità percettiva ed espressiva, rispettando i loro tempi individuali rimanendo in osservazione dei loro segnali non verbali.
In questa prospettiva, la stanza multisensoriale rappresenta un ambiente protetto, pensato per offrire stimolazioni sensoriali calibrate e mirate, in grado di favorire benessere, attenzione, curiosità e, progressivamente, disponibilità alla relazione. Un modo in più per rispondere in modo mirato alle differenti esigenze dei bambini che seguiamo al CBD’I e per diversificare le proposte in base ai loro profili sensoriali e comunicativi. L’allestimento della sensory room è stato un progetto fortemente desiderato ma a lungo rimasto in sospeso e la sua realizzazione è stata possibile grazie ad un generoso lascito.
L’introduzione di ambienti multisensoriali in ambito clinico nasce nei Paesi Bassi negli anni ’70 dall’idea di due terapisti che lavoravano in un istituto per persone con disabilità intellettive. L’osservazione clinica di comportamenti di attenzione, distensione e piacere in risposta a stimoli sensoriali controllati, luci, suoni, superfici tattili, li portò a ipotizzare che un ambiente dedicato potesse facilitare la regolazione sensoriale e, in modo indiretto, potenziare le competenze relazionali e comunicative. Per identificare questo tipo di ambienti coniarono il termine Snoezelen, dall’unione di due verbi olandesi: snuffelen (esplorare, annusare, curiosare) e doezelen (rilassarsi, sonnecchiare).
Nel tempo, il modello Snoezelen si è evoluto in un approccio educativo-terapeutico riconosciuto a livello internazionale, applicato in contesti che vanno dalla disabilità evolutiva alla demenza, dall’autismo ai disturbi psichiatrici.
Oggi gli ambienti multisensoriali sono presenti in ambienti scolastici, riabilitativi e sanitari. La loro funzione non è univoca: possono essere utilizzati per ridurre l’iperattivazione, favorire il rilassamento, oppure per promuovere l’orientamento e la vigilanza, in soggetti ipo-reattivi. In altri casi rappresentano contesti facilitanti per l’interazione e la condivisione, riducendo barriere di tipo cognitivo, motorio o emotivo.
In molti bambini con disabilità complesse la comunicazione si presenta in una fase emergente e non ancora esplicitamente intenzionale. Ciò significa che non è ancora presente un uso funzionale e consapevole di gesti, vocalizzazioni, posture, contatti oculari o altri comportamenti finalizzati a influenzare intenzionalmente l’interlocutore o a soddisfare un bisogno specifico.
L’assenza di intenzionalità comunicativa non implica che il bambino non possieda bisogni, preferenze, emozioni o desideri. Al contrario, questi aspetti sono spesso espressi attraverso segnali corporei, espressioni facciali o comportamenti non convenzionali che richiedono un’attenta osservazione, interpretazione e valorizzazione da parte degli adulti che interagiscono con loro. È pertanto fondamentale riconoscere e attribuire significato a queste forme di comunicazione, promuovendone l’evoluzione verso modalità sempre più intenzionali, condivise e funzionali all’interazione sociale.
In queste situazioni, la stanza multisensoriale può diventare uno spazio di osservazione clinica: un luogo in cui l’adulto impara a leggere segnali minimi, a rispondere in modo contingente, a costruire micro-scambi che possono rappresentare le prime basi di una relazione comunicativa.
Gli stimoli presenti nella stanza sensoriale, luci, superfici che vibrano, colonne a bolle, fibre ottiche, proiezioni visive, musiche, sono progettati per attivare i canali sensoriali in modo integrato ma non invasivo, rispettando i profili sensoriali individuali. La stanza sensoriale, con i suoi elementi inusuali, può catturare l’attenzione proprio perché rompe gli schemi abituali.

Per alcuni bambini, il semplice vedere una parete che cambia colore o sentire una vibrazione sotto le mani può suscitare sorpresa, attivare l’attenzione e promuovere iniziative motorie o vocali spontanee.
In questo tipo di ambiente, è possibile perseguire obiettivi funzionali e relazionali in modo più naturale e meno direttivo, come ad esempio potenziare la capacità di scelta, rinforzare il principio di causa-effetto, favorire la regolazione emotiva. La stanza sensoriale può diventare inoltre la cornice ideale per animare letture condivise, sfruttando luci e stimoli per sostenere l’attenzione e rendere i contenuti narrativi più accessibili, significativi e coinvolgenti, facilitandone la comprensione.

Lo spazio multisensoriale non è uno strumento riabilitativo in senso stretto, ma piuttosto un ambiente che offre esperienze corporee e sensoriali in cui il bambino può sentirsi a suo agio e trovare canali alternativi per esprimersi. Accoglie la diversità sensoriale e comunicativa, riducendo le pressioni sociali e le richieste di performance che spesso inibiscono i bambini con bisogni complessi. In queste condizioni, la stanza multisensoriale può diventare un contesto favorevole a scoprire il valore della relazione e della comunicazione condivisa rappresentando un supporto valido ed originale nei progetti di Comunicazione Aumentativa e Alternativa.
L'autrice, Anna Erba è Neuropsichiatra Infantile, è Responsabile Clinico del settore di Comunicazione Aumentativa Alternativa e Direttore Sanitario del Centro Benedetta D’Intino Onlus.
E’ Membro del Comitato Scientifico di ISAAC Italy.
Una Storia di Vita, un'Eccellenza di Cura.
Le nostre Radici: Una risposta d’Amore
L’idea de Lo Scrigno Magico non è nata da un business plan, ma dalla necessità di due genitori di dare risposte concrete alla propria figlia. All'età di soli 9 mesi, la nostra terzogenita è stata colpita da un evento cerebrale ignoto che ha portato con sé le sfide della disabilità motoria e dell’epilessia. Di fronte all'assenza di offerte valide sul territorio, io e mia moglie abbiamo aperto un primo, piccolo ambulatorio di 70 mq a Vigevano. Quello che era un bisogno privato è diventato presto una missione per centinaia di famiglie della Lomellina, portandoci alla costruzione dell'attuale Smart Hub Riabilitativo.
La nostra Stanza Multisensoriale Snoezelen
Basata sul metodo olandese "Snoezelen" (esplorare e rilassarsi), la nostra stanza è un ambiente terapeutico e pedagogico d'avanguardia.
Com'è nato il progetto e le aspettative: Volevamo superare la riabilitazione "meccanica" per offrire un "nido" sicuro. L'aspettativa era ridurre lo stress e l'ansia, favorendo la comunicazione laddove le parole non arrivano.
L'utenza e il setting: Accogliamo bambini e adolescenti con autismo, disabilità complesse , ADHD. Il rapporto è rigorosamente 1:1 (operatore/utente), seguendo un approccio non direttivo: l'utente è libero di esplorare stimoli (luci, suoni, profumi, tattilità) secondo i propri ritmi, senza pressioni.
Caratteristiche Tecniche: L'ambiente è totalmente controllato con fibre ottiche, tubi a bolle, proiettori interattivi, esperienze tattili diverse e musica rilassante. Abbiamo creato angoli "soft" con diverse consistenze tattili e specchi per l'esplorazione del sé.
Benefici Rilevati: Riscontriamo quotidianamente una drastica riduzione dei comportamenti autolesionistici o aggressivi, una diminuzione della tensione muscolare e del battito cardiaco, e un netto miglioramento dell'umore e della qualità della vita.
Sviluppi Futuri: Le aspettative sono state ampiamente soddisfatte, tanto che stiamo già progettando un ampliamento con tecnologie immersive per rendere il paziente ancora più protagonista del proprio ambiente sensoriale.


